IRPPI
Giovedì, 11 Settembre 2014 00:00

INTERVISTA SUL DELITTO DI MONASTERACE

Ennesimo femminicidio in Calabria, a Monasterace. Una donna di 31 anni, Mary Cirillo, stroncata con un colpo di pistola dal marito, coetaneo e padre dei suoi quattro figli, la prima delle quali di 10 anni fa la triste scoperta del corpo della madre.

Chiediamo al dott. Giuseppe Lago, psichiatra e psicoterapeuta, già interpellato nei casi di Motta Visconti e Yara, un parere sulla vicenda e sui protagonisti, ancora una volta una coppia in crisi, e sulla vittima, ancora una volta una donna.

Con questo delitto stiamo di nuovo a chiederci vari perché, anche se innanzitutto ci chiediamo se si poteva evitare. In che modo uno psichiatra ci può aiutare a comprendere?

Al di là dell'ennesima vicenda di un delitto familiare, con una donna come vittima, possiamo fare solo delle ipotesi, basandoci sui pochi dettagli che emergono dalla cronaca. Il primo, mi sembra eclatante, lo troviamo nell'espressione decisa che esprime il volto della vittima nella foto del suo spazio facebook, nel quale campeggia la scritta "Stop al Femminicidio, no alla violenza sulle donne", un segnale evidente di un atteggiamento combattivo e motivato da esperienze dirette. È quindi presumibile che Mary fosse stata sottoposta a violenze, probabilmente nel corso di litigi e discussioni col marito. Qui si apre un capitolo. Se questo fosse vero, Mary non avrebbe dovuto ricorrere solo a una pagina facebook per alludere al suo caso, ma perlomeno riportare la cosa in un contesto di mediazione familiare, dove la dinamica violenta si sarebbe potuta inquadrare in modo più chiaro, permettendo a un esperto di responsabilizzare i componenti della coppia, anche in presenza di contrasti e disaccordi.

Quindi, se non ho capito male, lei dott. Lago ci sta dicendo che il disaccordo e l'eventuale violenza erano in atto da chissà quanto tempo, ma l'atteggiamento combattivo della vittima sta a significare che teneva il punto con un marito aggressivo e intollerante ma non voleva compromettersi in una denuncia diretta.

Pressappoco il succo è questo. Probabilmente, i familiari e gli amici intimi potrebbero ricostruire la dinamica conflittuale che ha portato all'escalation e alla reazione finale di un uomo chiaramente esasperato e confuso. Infatti, compie il delitto a mente calda, incurante del chiasso che preoccupa i vicini, i quali chiamano i carabinieri, quindi scappa con l'auto che lascia con le chiavi inserite e il portafoglio sul cruscotto. Un uomo in preda a una reazione violenta che, senza in alcun modo giustificarlo, sembra scaturire da un lungo e articolato tour de force, fatto di continui scontri e sadismi manifestati e tollerati all'interno della relazione.

Lei, quindi dott. Lago, tende più a spostare l'attenzione sulla dinamica di coppia piuttosto che sul delitto contro la donna.

Naturalmente, c'è da sottolineare che le vittime della violenza fisica sono sempre donne, il che sul piano socio-antropologico mette in rilievo la discrepanza tra comportamenti improntati alla modernità, secondo i quali la parità tra i sessi è scontata, e radici culturali che restano arcaiche, dove la donna è ancora oggetto di possesso e di controllo da parte dell'uomo. Se però ci spostiamo in un contesto relazionale, notiamo che le cose sono meno definite, e l'uomo e la donna risultano invischiati in dinamiche nelle quali è difficile individuare con precisione di volta in volta chi è la vittima e chi il carnefice. Nel senso che si instaurano relazioni circolari, dove la violenza psicologica è da ambo la parti, ed è quasi sempre all'origine di scontri che possono avere la conclusione distruttiva che vediamo nella cronaca.

Cioè, quello che lei sostiene dott. Lago, è che l'esecutore materiale del delitto è quasi sempre l'uomo, ma c'è una strana complicità tra aggressore e vittima, la quale trova conferma nelle dinamiche che precedono il delitto stesso.

Ovviamente ribadisco che non voglio mettere sullo stesso piano assassino e vittima. Però le radici dell'evento delittuoso vanno cercate nella relazione disturbata e perversa che spesso precede quel momento estremo nel quale la mano dell'assassino colpisce. Certo, l'abitudine al comportamento violento è in gran parte maschile ma stiamo dicendo che certe relazioni potrebbero essere individuate nella loro patologia prima di dare luogo a exploit così distruttivi.

Una terapia di coppia potrebbe risolvere ed evitare le conseguenze di relazioni conflittuali violente?

Sicuramente evitare le conseguenze. Sarebbe un malinteso se la terapia di coppia venisse considerata come il luogo della riconciliazione e della pace. In realtà è il luogo del dialogo corretto e della verifica dei presupposti per continuare una relazione di coppia. Per cui può anche essere il luogo dove si esprimono i conflitti e si contengono gli impulsi distruttivi, pervenendo comunque all'accordo di interrompere la relazione stessa, per il bene dei coniugi e dei figli.

Che cosa pensa che farà, dott. Lago, l'uomo che è in fuga dopo aver ucciso la giovane moglie?

Purtroppo il suo destino è segnato. Non potrà che costituirsi e sottoporsi al giudizio che la legge prevede. Forse riusciranno a dargli delle attenuanti ma la sua vita rimarrà segnata per sempre. Nella migliore delle ipotesi dovrà attraversare un lungo periodo di depressione, nella peggiore tenterà di far finta di niente cercando giustificazioni e ritardando inutilmente i conti con se stesso.

 

A cura di Giuseppe Giovanni Colombo

Abbiamo intervistato Giuseppe Lago, psichiatra e psicoterapeuta, direttore dell’Istituto Romano di Psicoterapia Psicodinamica Integrata (www.irppiscuolapsicoterapia.it), a proposito del suo ultimo libro: L’illusione di Mesmer (Castelvecchi 2014), che sta suscitando interesse e discussioni.

Perché questo medico austriaco, che operò a Parigi nel periodo immediatamente precedente la Rivoluzione, è a torto considerato il precursore della psichiatria e della psicoterapia. Insomma un vero guru, oggi si direbbe, che con un linguaggio accattivante pseudoscientifico, sedusse il pubblico della sua epoca. Citando molti dei suoi scritti, ho dimostrato nel libro che non si tratta di un precursore ma dell’ultimo dei maghi e del primo dei mistificatori moderni che agiscono su grandi gruppi.

Quindi c’è un riferimento all’attualità?

Assolutamente sì. La storia insegna che se non individuiamo subito la mistificazione e l’inganno collettivo, finiamo per avvalorare le tesi e la prassi di squallidi personaggi che si imporranno nella società, utilizzando il bisogno di cura e di risposte ai disagi sociali e mentali della gente. Se in passato non avevamo molti strumenti per smascherare i soggetti che millantavano credito e ingannavano l’opinione pubblica, oggi possediamo alcune importanti risorse, sia in campo medico, sia in campo psicologico.

Potrebbe farci i nomi di alcuni personaggi che nell’attualità italiana ripropongono il modello di Mesmer?

Il mio intento nel libro non è fare i nomi, facilmente individuabili da chi ha dimestichezza con i mass media. A me interessa evidenziare e colpire il fenomeno, per fare cultura e aprire gli occhi ai cittadini e soprattutto agli utenti della psicoterapia. I nomi dovrebbero farli la magistratura e gli ordini professionali che ne hanno facoltà. Mesmer ha in comune con i moderni guru il fatto di presentarsi come un medico autorizzato dallo Stato a mettere le mani sui pazienti che gli si rivolgono. Come Mesmer, i guru moderni gestiscono una paccottiglia di concetti pseudoscientifici che servono a favorire l’adesione totale del pubblico ignaro e bisognoso di cure.

Quali sono gli strumenti che oggi abbiamo per difenderci da guru e millantatori nel campo della psicoterapia?

Innanzitutto, le grandi scoperte neuroscientifiche che impediscono la teorizzazione autoreferenziale e speculativa, come accadeva nel secolo scorso, durante il quale si sono formate non solo un’infinità di Scuole di psicoterapia ma anche un’infinità di sette ispirate a modelli pseudoscientifici e in grado di invadere la società con testi “sacri” divulgati come vangeli, nei quali erano esposte tesi psicologiche impossibili da verificare. Al momento, le neuroscienze forniscono quindi un binario inevitabile dal quale partire se vogliamo proporre modelli plausibili nel campo della psicoterapia. Così, i guru che prima ammannivano teorie psicologiche, si sono ritirati in contesti nei quali è più facile teorizzare senza fare i conti con le verifiche scientifiche, per esempio in campo sociale e politico, dove l’opinabilità regna padrona e il settarismo è quasi una regola.

Dott. Lago, dovremmo quindi avere paura di andare in psicoterapia perché potremmo incappare in un "nuovo mesmer"?

Niente paura. Al momento attuale l’Italia ha un sistema avanzato di verifica che consente al cittadino di valutare la credibilità dello psicoterapeuta al quale il cittadino stesso si rivolge. Una legge dello Stato (L. Ossicini 1989), affida a una Commissione di esperti accreditati il compito di riconoscere quegli indirizzi scientifico-culturali che hanno una giustificazione in campo terapeutico. Ci sono più di 300 Scuole di Psicoterapia riconosciute dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MIUR), le quali hanno il diritto di formare i nuovi psicoterapeuti in base a metodi ritenuti validi. Il cittadino interessato può chiedere al proprio specialista se il metodo in base al quale viene curato rientra nel novero dei metodi riconosciuti dal MIUR. Come a suo tempo per Mesmer, l’istituzione di una Commissione scientifica ha fortemente scoraggiato l’attecchimento dei guru, i quali operano al momento attuale soprattutto con pseudo terapie di gruppo, in realtà vere e proprie fabbriche dell’adesione mistica a obiettivi settari. Infatti, nessuno dei guru dei quali non ho fatto il nome avrà il coraggio di sottoporsi al parere di una Commissione ministeriale. Oggi, il rifugio dei guru è la conquista di un titolo di studio specialistico, e la conseguente libertà terapeutica, e come dicevo, la virata strategica verso obiettivi politico-sociali. Ma le ore sono contate: spero che “L’illusione di Mesmer” aiuti a corrodere le credenze messianiche e le aspettative taumaturgiche di seguaci e discepoli dei guru di tutte le latitudini.

 

A cura di Giuseppe Giovanni Colombo

Giovedì, 11 Settembre 2014 00:00

Intervista sul delitto di Collemarino

Dopo l'incredibile vicenda di Collemarino (Ancona) nella quale Luca Giustini, un ferroviere di 34 anni ha ucciso con un coltello la figlioletta di 18 mesi, ci si torna a interrogare sul raptus di follia e su come inquadrarlo in questa e in altre situazioni simili di cui la cronaca ci ha presentato gli spiacevoli dettagli.

Chiediamo ragguagli al dott. Giuseppe Lago, psichiatra e psicoterapeuta, che già si è espresso in altre vicende come quelle di Yara e di Motta Visconti.

Dott. Lago ci risiamo col raptus? Che cosa è avvenuto a Collemarino? Come è possibile che un "padre affettuoso" compia un delitto così terribile e si chieda subito dopo: cosa ho fatto?

Dovrei dire: ci risiamo col "padre affettuoso". Nel senso che la definizione è quella acquisita da un certo tipo di persone: vicini di casa, colleghi, conoscenti, ma non da chi è in grado di valutare in modo approfondito la personalità del "padre affettuoso" prima del tragico evento. Certo, la moglie e i conoscenti sostengono che non c'erano dissapori evidenti. Forse, però, qualche elemento caratteriale sarà emerso nel ménage della giovane coppia e, come al solito, il disturbo di personalità esistente nell'autore del tremendo delitto sarà stato sottovalutato, o derubricato nella alquanto generica categoria dello stress o della "depressione".

Quindi, ancora una volta ci sarebbe un disturbo di personalità non evidenziato e in grado di esplodere alla, prima occasione di scompenso?

Non è la stessa cosa che avere una bomba innescata. I familiari, gli intimi hanno l'opportunità di notare quei tratti di personalità che potrebbero complicarsi in comportamenti a rischio. Quando l'attenzione è alta e la sottovalutazione assente, le persone come l'autore del delitto in questione, tra l'altro macchinista delle ferrovie, dovrebbero essere studiate dal punto di vista clinico, cioè sottoposte a valutazioni psicologiche o psichiatriche e avviate verso un percorso terapeutico, anche farmacologico, in grado di condurli alla prevenzione di reazioni impulsive della gravità di quella di cui parliamo.

Nonostante l'insufficiente attenzione alla prevenzione, non si può negare che da qualche tempo i casi di questo genere, con delitti efferati che nascono nel contesto di una relativa normalità sono all'ordine del giorno, non le pare?

Questo è vero e possiamo inquadrare la cosa in termini socio-antropologici. Purtroppo la cronaca è da diversi anni che vede accadere delitti di questo genere nel contesto familiare. Di fronte al delitto, però, l'atteggiamento dell'opinione pubblica, ormai rappresentata dai mass media, è diventata nel tempo troppo permissivo e tendente a giustificare atti così estremi, concedendo attenuanti e perdoni. Anche la giustizia, pensiamo soltanto al caso di Cogne, si adatta al giustificazionismo, per cui anche se c'è una pena da espiare, si finisce per concedere sconti e regimi carcerari leggeri.

Dott. Lago, lei sta sostenendo che le pene dovrebbero essere più severe per questi delitti impulsivi?

Non sono un giurista, però so come funziona la mente di una persona affetta da un disturbo di personalità. Nella mente di queste persone manca quel senso della misura, quel limite che tutte le persone possiedono e che impedisce di passare all'atto, anche quando la rabbia o gli impulsi si impadroniscono della mente. La psicoanalisi, per esempio, ha parlato di Super-io, una istanza mentale malfamata nel campo della repressione sessuale, ma in questo caso assai utile in quanto può contribuire a reprimere l'aggressività, con gran beneficio per le relazioni sociali. Ecco, la mancata giusta condanna e, di conseguenza, l'espiazione scontata per delitti che si ripetono troppo negli ultimi tempi potrebbe "allentare" quel blocco automatico comportamentale che perlomeno risparmierebbe queste tragedie alle famiglie.

Se non ho capito male, dott. Lago, lei sosterrebbe una minore clemenza per i gesti impulsivi violenti, per evitare una specie di effetto domino, con l'incremento dei comportamenti imitativi e di una sorta di "adattamento" e rassegnazione al corto circuito, al raptus.

Esatto. Sono uno psichiatra e la comprensione la vorrei esercitare sulle angosce, le paure, gli impulsi inespressi, ovvero le idee di aggressività, per potere curare e restituire al soggetto la sua capacità di scelta di non commettere azioni di questa assoluta gravità. Invece mi trovo costretto a prendere atto di questi delitti, rispetto ai quali non dovrei condannare ma comprendere. Naturalmente, assicurerei a queste persone le cure psichiatriche e psicologiche necessarie, ma il loro gesto dovrebbe essere espiato di fronte alla società con una condanna esemplare, in grado di sottolineare la gravità del gesto, per aiutare chi non ha il corretto autocontrollo a mantenerlo, anche se con una pena pesante come deterrente.

Secondo lei, dott. Lago, non esiste l'incapacità momentanea di intendere e di volere?

È un discorso assai dibattuto in psichiatria forense. Una volta si pensava che la mente coincidesse con la lucidità della coscienza, oggi è ben chiaro anche alle neuroscienze che la mente è anche inconscia. Se si continuano a giustificare i comportamenti impulsivi, definendoli involontari perché irrazionali, si entra a pieno titolo nel conflitto perenne tra emozioni e pensiero e si accetta che una parte della nostra mente non ci appartenga, mentre in realtà saremmo in grado di riconoscere, non dico risolvere, il conflitto tra ragione e impulsi. Una società che si rispetti dovrebbe indurre nei cittadini il rispetto dei limiti e il senso della misura. Gli strumenti, come al solito, sono: la prevenzione, attività alla quale mi dedico io come psichiatra, e la repressione, che dovrebbe essere esercitata dai giuristi ma anche, e soprattutto, dall'opinione pubblica.

A cura di Giuseppe Giovanni Colombo

 

Lunedì, 08 Settembre 2014 00:00

Chi è Giuseppe Lago

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Giuseppe Lago è uno psichiatra di lungo corso, scrittore e saggista da molti anni. Ha lavorato per diversi anni anche nelle strutture pubbliche, in ambienti clinici e ospedalieri. Ha svolto e continua a svolgere la pratica privata a Roma, come medico psichiatra e psicoterapeuta.
Nel 2004 ha fondato l'Istituto Romano di Psicoterapia Psicodinamica Integrata (IRPPI, www.irppiscuolapsicoterapia.it ), del quale è direttore. Nella scuola di specializzazione IRPPI, autorizzata dal Ministero dell'Università e della Ricerca, ha riversato la grande quantità di esperienze ed elaborazioni scaturite dai numerosi anni di lavoro clinico. Le conferme sono arrivate con il diploma in psicoterapia conseguito in quattro anni di corso da più di settanta laureati in medicina e psicologia che hanno frequentato l'IRPPI. L'intento di Giuseppe Lago era di integrare, quanto più possibile, l'esperienza clinica della psicoanalisi con le scoperte neuroscientifiche e di psicologia scientifica prodotte negli ultimi anni. Ciò si coglie nell'opera La psicoterapia psicodinamica integrata, Alpesitalia 2006, proposto come manuale agli allievi IRPPI e in grado di costituire una sintesi agile ed essenziale del metodo indicato dalla Scuola.
Nel 2009, con l'uscita della rivista Mente e Cura (www.menteecura.it ), l'intento formativo e divulgativo di Lago si consolida, grazie anche al contributo del direttore della rivista Giuseppe Tropeano. Nelle pagine della rivista, come anche in precedenza nell'appendice del manuale, Giuseppe Lago ha esposto a più riprese i contenuti del tema che viene trattato nel libro L'illusione di Mesmer, ossia il carisma e la pseudoscienza nell'ambito della psichiatria e psicoterapia.
L'interesse per questo tema, da parte di Giuseppe Lago, risale alle conversazioni e agli interessi di ricerca condivisi col suo maestro e amico Nicola Lalli, docente di psichiatria all'Università di Roma. In particolare, ciò ha riguardato ricerche applicative sul campo, svolte da Giuseppe Lago per conto proprio, con una partecipazione diretta che ha comportato anni di lavoro silente e di raccolta di dati concettuali ed esperienziali, sfociati nella pubblicazione di saggi che hanno visto la luce anche dopo la scomparsa prematura del compianto Lalli.
L'illusione di Mesmer si presenta come un'opera poliedrica e valevole in più contesti, tanto da poter interessare un numero variegato di lettori. L'obiettivo di Lago può sembrare polemico ma rivela l'intenzione di fare chiarezza su punti fondamentali, per quanto concerne la psichiatria e la psicoterapia.
Compendio di psicoterapia, di cui è autore e curatore, riassume l’esperienza accumulata da più di quarant’anni in campo psichiatrico e psicoterapeutico. L’opera rappresenta una sintesi esaustiva dell’argomento e si caratterizza per l’accuratezza delle fonti e la scelta attenta delle citazioni, nonché per il metodo originale di approccio a una materia tormentata da una babele di indirizzi.
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GIUSEPPE LAGO

Bio-bibliografia

-        Nato a Siracusa il 10/05/1051.

-        1976: laurea in medicina e chirurgia.

-        1981: diploma di specializzazione in psichiatria.

-        1990: da questa data svolge attività di psicoterapia in ambiente privato.

-        1979-2009: lavora nel Servizio Sanitario Nazionale come psichiatra e gli viene conferita l’alta specializzazione in psicoterapia breve e integrata.

-        2002: pubblica presso l’editore Ma.Gi. il libro: Orientamenti diagnostici in psichiatria e psicoterapia clinica.

-        2004: riceve il riconoscimento dal MIUR per l’Istituto Romano di Psicoterapia Psicodinamica Integrata (www.irppiscuolapsicoterapia.it ), del quale è direttore, a svolgere corsi di specializzazione in Psicoterapia della durata di 4 anni.

-        2006: pubblica il libro: La psicoterapia psicodinamica integrata: le basi e il metodo, presso Alpesitalia.

-        2009: fonda la rivista semestrale Mente e Cura (www.menteecura.it ), della quale è editore e condirettore. In questa rivista appaiono diversi suoi contributi e articoli originali.

-        1990-2013: partecipa a numerosi congressi nazionali e internazionali di psichiatria e psicoterapia con interventi e comunicazioni.

-        2013: completa la stesura di L’illusione di Mesmer, con sottotitolo carisma e pseudoscienza nell’epoca dei Lumi, con prefazione del prof. Alberto Oliverio.

-        2014: il libro uscito per Castelvecchi nel mese di maggio.

CONTATTI:  06 68804934; 347 7941591;

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Corso Vittorio Emanuele II 305  00186 Roma

 

Mercoledì, 30 Luglio 2014 00:00

Dott. Giuseppe Lago - direttore IRPPI

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GIUSEPPE LAGO

Bio-bibliografia

-        Nato a Siracusa il 10/05/1051.

-        1976: laurea in medicina e chirurgia.

-        1981: diploma di specializzazione in psichiatria.

-        1990: da questa data svolge attività di psicoterapia in ambiente privato.

-        1979-2009: lavora nel Servizio Sanitario Nazionale come psichiatra e gli viene conferita l’alta specializzazione in psicoterapia breve e integrata.

-        2002: pubblica presso l’editore Ma.Gi. il libro: Orientamenti diagnostici in psichiatria e psicoterapia clinica.

-        2004: riceve il riconoscimento dal MIUR per l’Istituto Romano di Psicoterapia Psicodinamica Integrata (www.irppiscuolapsicoterapia.it ), del quale è direttore, a svolgere corsi di specializzazione in Psicoterapia della durata di 4 anni.

-        2006: pubblica il libro: La psicoterapia psicodinamica integrata: le basi e il metodo, presso Alpesitalia.

-        2009: fonda la rivista semestrale Mente e Cura (www.menteecura.it ), della quale è editore e condirettore. In questa rivista appaiono diversi suoi contributi e articoli originali.

-        1990-2013: partecipa a numerosi congressi nazionali e internazionali di psichiatria e psicoterapia con interventi e comunicazioni.

-        2013: completa la stesura di L’illusione di Mesmer, con sottotitolo carisma e pseudoscienza nell’epoca dei Lumi, con prefazione del prof. Alberto Oliverio.

-        2014: il libro uscito per Castelvecchi nel mese di maggio.

CONTATTI:  06 68804934; 347 7941591;

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THE VARIETIES OF DREAMING

5th IASD European Regional conference

from 07 - 08, November 2014 in Rome, Italy

Visita il sito ufficiale 

BROCHURE IN INGLESE

I would like to thank the Italian and foreign speakers at the conference, complimenting the commitment, quality and vibrancy with which they participated. I wish you all good luck in your work and look forward to an upcoming scientific meeting opportunity.

L. Kluzova Kracmarova, Czech Republic - JM Corbett, USA - P. Ruby, France - M. Holda and B. Szmigielska, Poland - P. Clement, Italy - D. Skrzypinska, Poland - M. Słodka, Poland - Prof. Bruno Bara, Italy - M. Solinas, Italy - U. Barcaro, Italy - M. Dini, Canada - LS Milne, England - M. Schredl, Germany - A. Bengtsson, Norway – M.P Jenkins, USA - Dr. Jennifer M. Windt , Germany.

The event took place in the most desirable way, with the careful and brilliant participation of all speakers and audience. We are particularly pleased with the  presentations by students and faculty of IRPPI, who worked actively towards the success of this important conference. In particular, we thank Nicola Zippel, Giuseppe Tropeano, Riccardo de Sanctis, Francesco Peverini, Carlo Blundo, Cristina Bottoni, Stefano Martellotti, Fulvia Adriano, Maria Grazia Capillo, Alina Paoletti, Maria Assunta Pugliese, Valentina Bolle, Giuseppe Centra, and we hope to organize other initiatives in which  several other students and alumni,  who also attended and enjoyed every moment of the event, can challenge themselves. A thank you  also goes to the professors who  attended the conference stages: Alessia Carleschi Pierluigi Scarciglia Maurizio Andreola, Valentina Battisti, Bernardino Foresi, Tiziana Liverani, Renato Menichincheri, Piero Sistopaoli, Marco Sparvoli. Thank You for the presence and valuable comments of prof. Luigi Aversa, a renowned psychotherapist and friend. A special mention to Sira Lanzi, accurate and tireless interpreter and Maria Emanuela Bezzi, secretary and organizer of the administrative aspects of the convention. 


Ringrazio gli intervenuti stranieri e italiani al convegno, complimentandomi per l’impegno, la qualità e la vivacità con la quale hanno partecipato. A tutti auguro buon lavoro e auspico una prossima occasione di incontro scientifico.

L. Kluzova Kracmarova, Czech Republic -  J. M. Corbett, USA - P. Ruby, France - M. Holda and B. Szmigielska, Poland - P. Clemente, Italy - D. Skrzypinska, Poland - M. Słodka, Poland - Prof. Bruno Bara, Italy - M. Solinas, Italy - U. Barcaro, Italy - M. Dini, Canada - L. S. Milne, England - M. Schredl, Germany - A. Bengtsson, Norway - M. P. Jenkins,USA  - Dr. Jennifer M. Windt, Germany.

La manifestazione si è svolta nel modo più auspicabile, con l'attenta e brillante partecipazione di tutti, relatori e pubblico. Siamo particolarmente soddisfatti per i lavori presentati da allievi e docenti IRPPI, i quali hanno collaborato attivamente per la riuscita di questo importante convegno. In particolare, ringraziamo Nicola Zippel, Giuseppe Tropeano, Riccardo de Sanctis, Francesco Peverini, Carlo Blundo, Cristina Bottoni, Stefano Martellotti, Fulvia Adriano, Maria Grazia Capillo, Alina Paoletti, Maria Assunta Pugliese, Valentina Bolle, Giuseppe Centra, e speriamo di organizzare altre iniziative nelle quali cimentare anche gli altri numerosi allievi ed ex allievi che hanno assistito e apprezzato tutti i momenti della manifestazione. Un ringraziamento per essere intervenuti va anche ai docenti che hanno presenziato alle fasi del convegno: Alessia Carleschi, Pierluigi Scarciglia, Maurizio Andreola, Valentina Battisti, Bernardino Foresi, Tiziana Liverani, Renato Menichincheri, Piero Sistopaoli, Marco Sparvoli. Un grazie per la presenza e i preziosi commenti al prof. Luigi Aversa, illustre psicoterapeuta e amico. Una menzione particolare a Sira Lanzi, interprete accurata e instancabile e a Maria Emanuela Bezzi, segretaria e organizzatrice impeccabile della parte amministrativa del convegno. 

Qui sotto alcuni video degli interventi del convegno a cura dell'IRPPI.

Giuseppe Lago

INTERVENTO DR.SSA CRISTINA BOTTONI

INTERVENTO DOTT. MARTELLOTTI

SOTTO VIDEO SESSIONE ALLIEVI IRPPI

 

Giovedì, 24 Luglio 2014 00:00

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