Postfazione

POSTFAZIONE

di Andrea Balbi

 

La psicoterapia non è una scienza ma una pratica, nel senso che esiste non tanto per assolvere a una necessità di conoscenza della realtà ma per favorire o influenzare positivamente un processo di sviluppo che la natura e l’ambiente hanno reso precario o addirittura interrotto.
Gli strumenti della psicoterapia possono altresì essere scientifici; come possono derivare dalla scienza alcuni presupposti fondamentali che fanno rientrare la psicoterapia stessa nel novero delle pratiche oculate, ovvero ispirate a principi che non devono appartenere all’arbitrio di ognuno che si dia da fare in questo campo ma trovino collocazione nello spazio condiviso delle conoscenze evidenti.
Lo psicoterapeuta non deve essere, infatti, un praticone. Né la relazione terapeutica diventare il punto di confluenza di una iniziazione da parte del paziente, e dell’esercizio di una liturgia carismatica da parte dello psicoterapeuta. Quest’ultimo non deve oscillare in modo ambivalente tra scienza e arte, tra interpretazione ed empatia, tra procedura e processo, tra attività sperimentale e riflessione filosofica.
Lo psicoterapeuta moderno deve integrare sempre e in ogni modo ciò che in natura e nei fenomeni della mente umana appare dislocato e scisso o semplicemente sregolato e incompleto, fino al punto da causare disturbi della personalità e del suo sviluppo.
E’ di questa integrazione che parla il metodo che è stato fin qui esposto, in questa prima sintetica e fondamentale stesura.
La Psicoterapia Psicodinamica Integrata (PPI) vuole essere il veicolo di istanze nuove che si oppongono alla frammentazione degli indirizzi in psicoterapia. Infatti, sono convinto che la psicoterapia debba essere valutata sul piano metodologico, appunto, piuttosto che su quello di uno schieramento culturale o addirittura politico. Un eccesso di politicizzazione potrebbe nuocere, infatti, alla professionalità e alla dimensione etica dello psichiatra e dello psicoterapeuta del nuovo millennio. La politica dello psicoterapeuta non dovrebbe essere tanto lo stare sulle barricate di un conflitto tra ideologie di partito o improbabili movimentismi socio-culturali. Politica dovrebbe significare il problem solving, ossia la restituzione delle proprie facoltà di sviluppo e autoaffermazione da parte del paziente o dell’utente in genere.
La psicoterapia, come dimostra ampiamente questo libro, non è iniziazione, adesione culturale, politica o forma mentis secondo l’etica delle classi dominanti.
La psicoterapia è sviluppo, secondo una psicofisiologia che ha più a che fare con il biologico che con la visione del mondo di ciascun psicoterapeuta.
Il fattore carismatico, compreso e integrato nel lavoro psicoterapeutico, contribuisce a fare in modo che il paziente raggiunga una identità originale priva di soggezione nei confronti dello psicoterapeuta che, per un certo periodo, ha influenzato e svolto una funzione trainante nei suoi confronti.
La PPI e le altre psicoterapie che si richiamano a un metodo, basato su fondamenti scientifici evidenti e condivisi, offre opportunità di verifica dei risultati e di valutazione del processo, pur senza rinunciare agli aspetti creativi e innovativi che ciascun terapeuta può inserire applicando personalmente il metodo stesso.
La concezione del Protomentale, posto alla base dello sviluppo della personalità ma riconosciuto anche come livello mentale conpresente con gli altri due livelli, pensiero inconscio e pensiero verbale, nella realtà dinamica della personalità adulta normale, consente l’aggancio con le ricerche biologiche sull’efficacia delle psicoterapie e disegna i contorni di un possibile common ground dell’organizzazione mentale, utilizzabile da specialisti di estrazione sia medica, sia umanistica.
L’idea che lo sviluppo della personalità si svolga secondo modalità rappresentative e narrative, prima in termini di configurazione simbolica preverbale, poi in termini cognitivi simbolici, attraverso l’uso della parola, consente la valutazione continua degli aspetti diagnostici ed evolutivi della personalità stessa. Il forte connotato neuroscientifico del modello di base della PPI fa da contraltare all’attenzione rispettosa della tradizione psicoanalitica, ma non sottoscrive gli errori di metodo e di impostazione che la clinica e la ricerca hanno rivelato dopo oltre un secolo di prassi psicodinamica.
Inoltre, in tutta la trattazione dei capitoli precedenti, l’autore fa intendere una provvisorietà delle affermazioni di partenza, non certo dipendente da insicurezza metodologica, ma dalla consapevolezza del work in progress dello studio della materia e dalla disponibilità a confrontarsi con altre metodologie da tempo impiegate nello stesso contesto…….

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