Dimenticare un figlio: la frattura del quotidiano in Father (2025)

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A cura di Alfonso Leone¹

¹IRPPI – Istituto Romano di Psicoterapia Psicodinamica Integrata

Il nuovo film, Othec (Father), della regista slovacca Tereza Nvotovà, che vive tra Praga e New York, è vincitore di due premi al festival internazionale del film di Stoccolma. Il film affronta l’evento delicato della morte accidentale di una persona cara, un difficile tema da affrontare nella realtà ma che, attraverso il film, la regista è riuscita a narrare e, in qualche modo, ad esprimere e manifestare. Un lavoro non certo facile per la Nvotovà, impegnata a ricostruire un contenuto così complesso, scena dopo scena, in una forma accessibile e adeguata allo spettatore. È la storia di un genitore che distrattamente abbandona il proprio figlio in auto, con conseguenze tragiche, mettendo in luce una condizione che apre uno scenario ancora poco conosciuto all’interno della classificazione medica e della salute mentale.

Dove è Dominika?

Il film inizia con una solita routine mattutina, in una giornata ordinaria, di una famiglia normale. Michael, interpretato dall’attore slovacco Milan Onrik, è padre di Dominika una bambina di due anni, interpretata da Dominika Zajcz, ed è dirigente di una casa editrice in crisi finanziaria e marito dì Zuzka (Dominika Morávková); la sua vita, con la piccola Dominika e la compagna, il lavoro e le altre cose, prosegue fino a questo momento seguendo il ritmo naturale delle cose.

In questo ripetersi di giornate tutte uguali e in apparenza intoccabili, iniziano ad affacciarsi le molte preoccupazioni: rate da pagare, l’ex-suocero malato, di cui ancora Michael si occupa, l’arrivo del nuovo incaricato dell’azienda per evitare il fallimento, riunioni continue con i colleghi e con i suoi dipendenti; si iniziano a percepire, fin dalle prime battute, sensazioni di qualcosa che incombe senza possibilità di fermarla. Il protagonista è una persona impegnata, che non riesce a dire di no, senza fermarsi mai, incapace di prendersi un momento di pausa, di riflessione, di ricarica.

La prima scena mostra Michael correre, come spesso fa per tenersi in forma, salutare velocemente la famiglia ed entrare in doccia, controllando che il tempo a disposizione sia ancora sufficiente. Per un imprevisto, la compagna non può portare la piccola Dominika all’asilo, e Michael accoglie subito la sua richiesta di portarla al posto suo.

Mentre in radio scorrono le notizie, Michael intrattiene per un po’ la bimba, la camera si ferma sul suo sguardo, è cupo, pensieroso, il sottofondo annuncia grandi ondate di calore previste in città.

Lasciata la bimba all’asilo, Michael raggiunge l’ufficio e subito la prima riunione, il clima è teso per la possibilità di licenziamenti e tagli al personale, data la crisi in cui versa la casa editrice. La sua assistente gli sottopone l’agenda del giorno e gli ricorda l’importanza della riunione, mentre la compagna al telefono ricorda le altre faccende della giornata da completare.

A un tratto una chiamata diversa rompe la scena: “Michael mi hanno chiamato dall’asilo, dove è Dominika?”- “L’ho portata a scuola, dove dovrebbe essere?”. La prima risposta è chiara: “ti stai sbagliando, l’ho lasciata io lì, ne sono sicuro, alle 8.00 come sempre”. “Loro non l’hanno vista, dicono che non sei mai passato”.

Il clima della scena cambia, Michael inizia a farsi prendere dal dubbio e corre giù sempre più veloce, ma è tardi: grida di disperazione, intorno accorrono i colleghi e i passanti, poi la realizzazione dell’accaduto. Silenzio. Assordante.

Dopo il trauma

Le scene successive si sviluppano attorno al tragico evento e la regista riesce a rappresentare, in maniera puntuale, come la dissociazione non sia sempre sintomo di una psicopatologia strutturata e conclamata. È, in realtà, presente anche come “psicopatologia della vita quotidiana”; vite comuni sono caratterizzate da alti livelli di stress, denominatori del vivere moderno, che se non adeguatamente gestiti, possono sfociare in problematiche più complesse, difficili da elaborare. La persona si sente sopraffatta e non riesce a ricaricare, decomprimere, elaborare, il sintomo che si manifesta è di tipo dissociativo. Dopo l’evento, Michael si abbandona sul letto, la sua assistente cerca di contattarlo per farlo tornare al lavoro, dove le cose non vanno bene; lui si alza, prende lo smartwatch per allenarsi ma è scarico: ricade quindi sul letto, addormendosi, per poi rialzarsi poco dopo e cercare in modo compulsivo una spiegazione all’accaduto.

Tempo sospeso

Nelle sequenze successive il tempo sembra sospeso come se tutto si fosse congelato in quel momento. Il notiziario in sottofondo racconta la vicenda di una bambina di due anni morta per l’esposizione al calore, ma è una notizia come le altre, e passa velocemente in secondo piano. A questo punto la scena si trasforma, quasi ci trovassimo in un prisma, dove la regista divide il Michael in cucina, che prova a mettere fine alla sua vita, e Zuzka impegnata a lavare dei vestiti: tra di loro il corridoio che li separa. I disegni della bambina tappezzano le pareti, come immagini indelebili, gesti di bambina ad esprimere il dolore, il vuoto, segni innocenti eternamente presenti. Da qui in avanti il legame tra i due si incrina progressivamente.

Il sonno di Michael si riempie di incubi. Vede le proprie mani ustionate mentre corre nudo; la notte diventa rifugio alla ricerca di conforto su internet, cercando spasmodicamente notizie e documenti su precedenti avvenimenti simili, vuole capire cosa accade al cervello in quei momenti, come mai sia accaduto a lui. La ricerca di senso però non trova, però, quella condivisione nel campo relazionale che ha perso la sua funzione contenitiva e di mentalizzazione dell’esperienza condivisa.

Forgotten baby syndrome

La sindrome del bambino dimenticato è una condizione non riconosciuta come patologia nel manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali DSM 5 TR né in altre pubblicazioni scientifiche di rilievo. La classificazione che più si avvicina a questa condizione nell’ICD-10 potrebbe essere indicata come T74.02XA: Trascuratezza o abbandono di minore confermato (Child neglect or abandonment, confirmed), unitamente al codice X30: esposizione a calore eccessivo di origine naturale (utilizzato spesso per casi di temperature elevate all’interno di veicoli). 

L’origine del fenomeno è da ricercarsi in un deficit della working memory (memoria di lavoro), nel momento in cui un periodo di stress acuto, deprivazione di sonno, carico di lavoro eccessivo compromette le normali funzioni esecutive. Quello che accade è che il cervello non registra alcune informazioni, tra le tante processabili nella giornata e dimentica alcuni passaggi. Può capitare di lasciare le chiavi attaccate alla porta, di percorrere la solita strada nel giorno sbagliato, etc.

Il cervello inoltre crea falsi ricordi per ovviare a questo deficit. Il risultato è che, come nelle scene iniziali, la persona continua nello svolgimento della propria vita mettendo da parte alcuni aspetti, da quelli più semplici a quelli più tragici.

Dissociazione come frammentazione?

In ottica psicodinamica IRPPI, la dissociazione si ritrova principalmente come sintomo nei quadri di funzionamento più compromessi, di frammentazione psicotica.

Tuttavia, come evidenziato da autori quali McWilliams, stati momentanei di discontinuità dell’esperienza cosciente possono accadere anche in quadri di patologia normalmente meno compromessi, nel momento in cui gli stressor ambientali superano la capacità di integrazione del soggetto. Quello che avviene è allora un cedimento della capacità di mentalizzazione, che non investe solo il soggetto, ma l’intero campo relazionale. Nel film questo è rappresentato anche dalla lentezza delle scene successive, dal tempo sospeso, dai primi piani, ad indicare come l’evento traumatico abbia creato una spaccatura di campo.

Il trauma del quotidiano

Father mette, quindi, in scena l’impossibilità della riparazione, il trauma come elemento distruttivo della relazione e come elemento di frattura dell’intero campo relazionale. Il film mostra come il costrutto della dissociazione sia permeabile all’interno di dinamiche relazionali all’apparenza normali e per questo restituisce allo spettatore la difficoltà dell’evento e di come rendere quell’esperienza pensabile.

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Dimenticare un figlio: la frattura del quotidiano in Father (2025)

Bibliografia

American Psychiatric Association (2023). DSM-5-TR. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali. Raffaello Cortina Editore

Anselmi, N., Montaldo, S., Pomilla, A., & Maraone, A. (2020).
Forgotten baby syndrome: Dimensions of the phenomenon and new research perspectives. Rivista di Psichiatria, 55(2), 112–118.

Caporale, R., & Battisti, V. (2025). La psicodiagnostica psicodinamica integrata: un modello multidimensionale della personalità. Mente e Cura, 15.

Caporale, R., & Battisti, V. (2025). Alterazioni delle dimensioni tempo, spazio e linguaggio, dissociazione iperadattiva e nuove psicopatologie del momento presente. Mente e Cura, 15

Diamond, D. M. (2019). When a child dies of heatstroke after a parent or caretaker unknowingly leaves the child in a car: How does it happen and is it a crime? Medicine, Science and the Law, 59(2), 115–126.

Lago, G., (2016). Compendio di psicoterapia. Per una psicoterapia senza aggettivi. Franco Angeli

McWilliams, N. (2012). La diagnosi psicoanalitica (2ª ed.). Raffaello Cortina Editore.

Mucci, C. (2014). Trauma e perdono: Una prospettiva psicoanalitica relazionale. Raffaello Cortina Editore.

Van der Hart, O., Nijenhuis, E. R. S., & Steele, K. (2011). Fantasmi nel Sé. Trauma e trattamento della dissociazione strutturale. Raffaello Cortina Editore.

Van der Kolk, B. A. (2015). Il corpo accusa il colpo. Mente, corpo e cervello nell’elaborazione delle memorie traumatiche. Raffaello Cortina Editore.

World Health Organization. (2019). International classification of diseases for mortality and morbidity statistics (11th ed.; ICD-11). World Health Organization.

Sitografia

Istituto Superiore di Sanità. (2026). Stress post traumatico. Epicentro – Epidemiologia per la sanità pubblica. https://www.epicentro.iss.it/stress/