Mentalization Based Treatment, Children: a time limited approach

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Mentalization Based Treatment – Children

A Time Limited Approach 

Londra, 31 Marzo – 2 Aprile 2025

Paoletti A.¹

¹IRPPI, Istituto Romano di Psicoterapia Psicodinamica Integrata

Si è tenuto a Londra, presso l’Anna Freud National Centre for Children and Families, presso cui Peter Fonagy riveste il ruolo di Chief Executive, il corso “Mentalization Based Treatment – Children A Time Limited Approach (MBT-C)” al quale chi scrive ha avuto l’opportunità di partecipare.
Il seminario è stato condotto dalle docenti Holly Dwyer Hall ed Emma Morris ed ha avuto come riferimento bibliografico il testo “Mentalization Based Treatment for Children; a Time Limited Approach” (Midgley, Ensink, Lindqvist, Malberg, Muller, 2017- edito anche in Italia da Raffaello Cortina Editore); alle sessioni hanno partecipato, in qualità di discenti, clinici provenienti da tutto il mondo.

L’originario MBT-Mentalization Based Treatment-Trattamento

basato sulla mentalizzazione (Bateman, Fonagy, 2006), destinato al paziente adulto, stimola e promuove le capacità individuali insite nel soggetto nell’ interpretare gli stati mentali propri ed altrui e l’MBT-C ne propone l’applicazione, tramite un protocollo sistematizzato, a bambini di età compresa fra i 5 e i 12 anni.
Il modello dell’MBT-C, dunque, si basa sui tradizionali principi psicodinamici, proponendo un’integrazione con le più note ed accreditate teorie e ricerche sull’attaccamento, con gli studi empirici relativi al processo di “mentalizzazione” ed ulteriori approcci evidence-based.
Secondo il modello basato sulla mentalizzazione, quest’ultima (Fonagy et al. 2002; Fonagy e Target, 2001; Fonagy e Bateman, 2006) è concepita, infatti, come il processo di percezione e comprensione (a livello implicito ed esplicito) delle azioni proprie ed altrui in termini di stati mentali e si sviluppa nel corso dell’infanzia attraverso dinamiche diadiche e triadiche co-costruite fra bambino e caregivers (Stern D, 2004; Beebe, Lachmann, Jaffe, 1997) e momenti di rispecchiamento affettivo (Winnicott, 1967).
Partendo da tale assunto, quindi, la psicopatologia può sorgere da un’inibizione o dal fallimento del processo di mentalizzazione e la psicoterapia, a sua volta, può essere considerata come il tentativo di avviare e/o recuperare tale processo rendendolo progressivamente più raffinato.

Fino ad ora, la letteratura scientifica in merito all’applicabilità clinica del trattamento

basato sulla mentalizzazione è stata rivolta prevalentemente a studi e modelli destinati al paziente adulto; l’MBT-C, pertanto, unendo i più tradizionali studi psicodinamici, relativi all’età evolutiva, ai dati empirici derivati dalla ricerca, forte di studi sull’efficacia di interventi psicodinamici a breve e lungo termine in bambini in età scolare, si propone come un modello clinico innovativo e pionieristico.
Lo scopo del trattamento basato sulla mentalizzazione per bambini consiste, in sintesi, nel facilitare il processo di sviluppo di tale capacità, creando anche le condizioni interpersonali ed ambientali ottimali per la sua espressione.
Durante il seminario sono state enucleate le varie fasi dello sviluppo del processo di mentalizzazione in età evolutiva ed illustrati i modelli di pre-mentalizzazione, quali la modalità dell’equivalenza psichica, la modalità teleologica e la modalità di pretesa.
Di seguito, è stato esposto il protocollo dell’MBT-C che prevede una fase di assessment iniziale con bambino e genitori e 12 sessioni a cadenza settimanale; particolare importanza è stata attribuita ai “building blocks” del continuum del processo di mentalizzazione quali il controllo attentivo, la regolazione affettiva ed, infine, la mentalizzazione esplicita (Midgley, Ensink, Lindqvist, Malberg, Muller, 2017).

L’approccio terapeutico della MBT-C,

così come quello dell’originario protocollo destinato al paziente adulto, condivide con il modello della Psicoterapia Psicodinamica Integrata – PPI (Lago, 2016; Caporale e Battisti, 2023a) una serie di assunti di base che coinvolgono trasversalmente i principali fondamenti psicodinamici quali il concetto di capacità empatica, di alleanza terapeutica, di esperienze emozionali correttive, ed alcune peculiarità specifiche che possono trovare integrazione e complementarità.
In particolare, la PPI, fondata su un modello di organizzazione mentale multilivello (Caporale, Battisti, 2023a), nasce dall’integrazione di paradigmi d’impostazione psicodinamica evolutivo-relazionali (Bromberg, 2001, 2011; Mitchell, 2002; Aron, 2004) ed intersoggettiva (Boston Change Process Study Group, 2010; Stern, 2004, 2010), di paradigmi connessi all’osservazione delle primissime interazioni madre-bambino (Beebe e Lachmann, 2001; Tronick, 2008; Stern, 1985, 2004; Sander, 2007), degli studi sui processi di attaccamento e mentalizzazione (Holmes, 2014; Fonagy et al. 2002; Allen e Fonagy, 2006; Allen et al. 2008) e delle recenti scoperte della neurobiologia interpersonale (Siegel, 1999; Schore, 1994, 2003a, 2003b, 2019; Hill, 2015). In tal senso, quindi, la PPI condivide con l’ approccio MBT-C l’anima e la matrice teorica di base.

In termini di affinità, inoltre, può essere rilevata in primo luogo l’importanza riservata alla connessione fra attaccamento sicuro, modelli operativi interni integrati e coerenti (Bowlby,1988) ed adeguati processi di mentalizzazione nel raggiungimento di un pieno “senso di Sé” e di “autoregolazione affettiva” nella MBT-C e di una condizione di “sanità di base per la PPI.
Importante appare anche la distinzione fra processi impliciti ed espliciti di mentalizzazione e di memorie che trovano la loro collocazione nei tre livelli mentali della PPI (Protomentale, Pensiero Inconscio e Pensiero Verbale) (Lago, 2016; (Caporale, Battisti, 2023) e la connessione con le scoperte neuro-scientifiche relative alle aree cerebrali deputate a processare e compiere processi di mentalizzazione automatica/implicita ed esplicita/ controllata; entrambe le modalità vengono stimolate nella MBT-C e attraverso la PPI per coadiuvare l’ emergere della funzione riflessiva.

In merito all’ eziogenesi dei principali quadri psicopatologici

l’importanza attribuita al processo di mentalizzazione (nelle sue forme incomplete, nell’affettività non mentalizzata o con il blocco completo del processo) risultano il cuore pulsante di entrambi gli approcci teorici poiché individuano fattori di deficit di mentalizzazione e di fallimenti e interruzioni della stessa come gradienti di un continuum disfunzionale o di cicli di interazioni non mentalizzate ripetute.
Da queste considerazioni, dunque, costrutti come alleanza terapeutica, campo intersoggettivo, rotture e riparazioni, rispecchiamento affettivo e posizione mentalizzante, costituiscono, di fatto, un linguaggio comune fra i due approcci con un declinarsi mirabile di possibilità e sfumature.
Non ultimo la flessibilità del metodo che viene posto come assunto basilare dei due paradigmi, necessaria ad indicare al clinico non uno schema rigido e manualizzato, bensì tecniche ed obiettivi modificabili ed adattabili in base alla realtà del paziente e alla personalità, alla metodologia e all’approccio del terapeuta stesso.

L’ innovazione della MBT-C

risulta dunque di rilevante importanza nell’ambito delle terapie ad orientamento psicodinamico per la sua caratteristica di azione in un periodo dello sviluppo dove il processo di mentalizzazione sta emergendo nella matrice intersoggettiva (di cui il terapeuta entra a far parte) e per la possibilità di porsi come trattamento preventivo, oltre che terapeutico. La precocità della presa in carico del bambino e della famiglia, della creazione di un campo intersoggettivo allargato e condiviso, in un momento in cui il processo di mentalizzazione si sta co-creando, anziché nella fase di vita in cui il deficit di mentalizzazione è stabile e rigido, rappresenta senza dubbio un’intuizione che, validata da dati empirici e valutata sistematicamente, apre a nuove ed entusiasmanti prospettive di cura.

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Bibliografia

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Allen, J., Fonagy, P. (2006) (a cura di) La mentalizzazione. Psicopatologia e trattamento. Tr.it il Mulino, Bologna 2008.
Aron, L. (2004) Menti che si incontrano. Raffaello Cortina, Milano.
Bateman, A., W., Fonagy, P. (2006), Guida pratica al trattamento basato sulla mentalizzazione per il disturbo borderline di personalità. Tr. it. Raffaello Cortina, Milano 2010.
Beebe. B., Lachmann, F. M., Jaffe, J. ( 1997) Le strutture di interazione madre-bambino e le rappresentazioni simboliche del Sé e dell’Oggetto. Ricerca psicoanalitica, X, 1: 9-63
Beebe, B., Lachmann F. M. (2001) Infant Research e trattamento degli adulti. Un modello sistemico-diadico delle interazioni. Tr. It Raffaello Cortina , Milano 2002.
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Bromberg, P., M. (2001) Clinica del trauma e della dissociazione. Raffaello Cortina, Milano 2007.
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Caporale R., Battisti V. (2023a) La psicoterapia psicodinamica integrata: Basi teorico-metodologiche, flessibilità della tecnica e finalità di intervento, n.12, Mente e cura-Psicoterapia e Neuroscienze, Roma
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Holmes, J. (2014) La teoria dell’attaccamento. John Bowlby e la sua scuola. Tr.it Raffaello Cortina Milano 2017.
Lago, G. (2016) Compendio di psicoterapia. Per una psicoterapia senza aggettivi. Franco Angeli Editore, Milano 2016.
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Stern, D., N. (2004) Il momento presente in psicoterapia e nella vita quotidiana. Tr.it Raffaello Cortina, Milano 2005.
Stern, D., N. (2010) Le forme vitali. L’esperienza dinamica in psicologia, nell’arte, in psicoterapia e nello sviluppo. Tr.it Raffaello Cortina Editore, Milano 2011.
Tronick, E., Z. (2008) Regolazione emotiva (a cura di C. Riva Crugnola e C. Rodini). Raffaello Cortina Editore.
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