Personalità, integrazione e crescita nella pratica clinica – Il convegno con Daniel J. Siegel

Articoli / Mente e Cura / Rivista / Rubriche

Daniel J. Siegel, Roma, 24-25 Ottobre 2025

Paoletti A. ¹

¹ IRPPI – Istituto Romano di Psicoterapia Psicodinamica Integrata

Il 24 e il 25 ottobre si è svolto presso il Centro Congressi di Piazza di Spagna, a Roma, il convegno Personalità, integrazione e crescita nella pratica clinica tenuto da Daniel J. Siegel. All’evento hanno partecipato numerosi professionisti del settore, tra cui una delegazione di didatti dell’Istituto Romano di Psicoterapia Psicodinamica Integrata (IRPPI). Nella settimana successiva il convegno è proseguito con una serie di panel online che hanno visto il contributo di importanti relatori italiani, tra cui Maffei C., Moselli P., Mucci C., Filastro A., Montano A., Pugliese E., Ferraguzzi F., Salvatore G. e Ammanniti M.

Daniel J. Siegel è attualmente professore di psichiatria presso la University of California School of Medicine di Los Angeles, membro dell’American Psychiatric Association, fondatore e condirettore del Mindful Awareness Research Center ed è considerato uno dei maggiori esponenti nel campo della psicobiologia relazionale o neurobiologia interpersonale (IPNB). L’IPNB rappresenta un approccio interdisciplinare innovativo che integra neuroscienze, psicologia, filosofia della mente, biologia, teoria dei sistemi complessi e teoria dell’attaccamento, con l’obiettivo di comprendere lo sviluppo e il funzionamento della mente umana attraverso una prospettiva consiliente, fondata, cioè, sui punti di convergenza e contatto tra discipline differenti (Siegel, PDP Group, 2024).

Il paradigma teorico presentato da Siegel in sede di convegno si basa su un ampio numero di riflessioni interpersonali raccolte in circa 50.000 narrazioni, sistematizzate e classificate attraverso il sistema di classificazione di personalità dell’Enneagramma che distingue nove “enneatipi” fondamentali.
Dall’analisi dei pattern di personalità e delle traiettorie evolutive, Siegel e collaboratori hanno elaborato, successivamente, un quadro teorico denominato Pattern of Developmental Pathways (PDP), volto a comprendere i pattern cognitivi, emotivi e comportamentali che definiscono il concetto di “personalità”.
Il modello PDP si articola intorno a categorie chiave che integrano dimensioni motivazionali (agency, bonding, certainty), modalità attentive (orientamento interno, esterno e diadico) e processi neurobiologici (temperamento, attaccamento, sviluppo delle aree cerebrali, ecc.), fino a delineare una palette di personalità caratterizzata da nove pattern distinti ma interconnessi fra loro (Siegel, PDP Group, 2024).
All’interno dell’IPNB, il temperamento — inteso come insieme di predisposizioni neurobiologiche innate, quali reattività, soglia di attivazione fisiologica e ritmi regolatori di base — costituisce l’elemento soggettivo attraverso cui il bambino entra in relazione con l’ambiente. Questa base temperamentale, caratterizzata da neuroplasticità, viene modulata in senso diadico attraverso i processi di attaccamento con le figure di riferimento che ne permettono la regolazione.
L’attaccamento viene così definito nell’IPNB come la matrice regolativa originaria entro cui si forma la mente: l’esperienza relazionale coerente, responsiva e integrata modella lo sviluppo dei circuiti neurali che collegano strutture subcorticali implicate nei processi emotivi con aree corticali deputate alla riflessione e alla regolazione affettiva. Tale esperienza consente alla persona di esperire un senso di integrità relazionale, dell’ essere ed interiore (Siegel, PDP Group, 2024).
Il concetto di integrità, inteso come stato dell’essere armonico, coerente e ricettivo, assume nella teorizzazione IPNB un ruolo centrale e un valore organizzatore essenziale, con rilevanti implicazioni per la comprensione dei processi psicologici e relazionali. L’utilizzo clinico del modello PDP mira dunque a incrementare l’integrazione a livello neurobiologico e relazionale facilitando la connessione tra parti differenziate di un sistema complesso.
Di grande interesse risulta anche la proposta di Siegel riguardo al lavoro interiore che la persona può svolgere nella comprensione del proprio pattern di personalità: la descrizione delle caratteristiche di personalità non è più affidata principalmente al clinico — e quindi calata sul paziente secondo un modello nomografico — ma alla persona stessa, che diventa osservatrice oggettiva del proprio mondo interno.
In un percorso di cambiamento e crescita, infatti, secondo Siegel assume centralità l’esperienza interiore: la comprensione della propria personalità nasce dall’ascolto delle istanze interne, più che dall’osservazione delle sole manifestazioni comportamentali.
Molti temi discussi nel convegno si mostrano pienamente congruenti con i principali modelli psicodinamici, in particolare per quanto riguarda la centralità dell’attaccamento sicuro nello sviluppo di una personalità armonica e integrata, nella quale i processi di mentalizzazione e la capacità narrativa consentono una rappresentazione coerente dei propri e altrui stati mentali (Fonagy, 2001).
L’interdisciplinarità della neurobiologia interpersonale risulta inoltre coerente con l’approccio della PPI, la quale riconosce nell’approccio integrato uno dei suoi principali punti di forza teorici e applicativi (Lago, 2006; Lago, 2016; Caporale, Battisti, 2024).
La PPI considera, accanto alle motivazioni primarie evidenziate dall’IPNB (agentività, costruzione del legame e ricerca di certezza), anche un più ampio insieme di sistemi motivazionali — attaccamento, esplorativo-assertivo, sessualità, accudimento, affiliativo — i quali concorrono congiuntamente allo sviluppo del Sé attraverso un processo armonico e integrato (Caporale, Battisti, 2024).
Risulta particolarmente attuale la prospettiva del “cervello incorporato” (embodied brain), sostenuta da Siegel e da altri studiosi delle neuroscienze (Gallese 2003; 2007), secondo cui le memorie implicite si formano già negli ultimi mesi di vita intrauterina e persistono sotto forma di sensazioni corporee, stati emotivi, percezioni, modelli mentali, schemi e generalizzazioni dell’esperienza; tali assunti trovano conferma in studi che identificano specifici correlati neuroanatomici coinvolti nei processi relazionali e sottolineano il ruolo dello sviluppo dell’emisfero destro e le sue implicazioni nei processi di regolazione affettiva.
La teorizzazione di Siegel attribuisce inoltre un ruolo significativo all’intenzionalità e al pensiero conscio, che consentono di portare alla consapevolezza le dimensioni implicite della vita mentale, favorendo la comprensione dei meccanismi sottesi a pattern comportamentali persistenti. Concetti quali l’integrazione orizzontale e verticale tra diverse aree cerebrali si collocano in un quadro teorico prevalentemente “top-down”, parzialmente sovrapponibile al costrutto di mentalizzazione presente nella maggior parte dei modelli psicodinamici. Pare utile, tuttavia, integrare tale prospettiva con modelli “bottom-up”, come quelli proposti da Schore e Bucci (Mucci, 2017, 2018; Schore 1994, 2001a, 2001b, 2003a, 2003b, 2009, 2019), che considerano lo sviluppo cerebrale come un processo emergente dalle strutture filogeneticamente più antiche — tronco encefalico e sistema limbico — e sottolineano come traumi relazionali precoci possano compromettere lo sviluppo delle funzioni integrate superiori. In quest’ottica, il processo terapeutico viene compreso come un incontro tra stati emotivi disregolati del paziente e quelli psico-biologicamente regolati del terapeuta, configurandosi come un’esperienza correttiva e co-regolativa alla base del cambiamento clinico.
Tale prospettiva comporta, quindi, la necessità di considerare il transfert, il contro-transfert e i re-enactment come elementi intrinseci e strumenti fondamentali della pratica clinica. In conclusione, risulta particolarmente rilevante la domanda posta da Siegel nel volume realizzato con il PDP Group, Personality and Wholeness in Therapy: Integrating 9 Patterns of Developmental Pathways in Clinical Practice (W. W. Norton, 2024; ed. it. Raffaello Cortina Editore, 2025): “È possibile identificare i disturbi di personalità (quelli diagnosticati ad esempio come borderline o narcisistico) come stati estremi di pattern di vie di sviluppo?” (Siegel, PDP Group, 2024). L’ integrazione con una chiave di lettura che renda possibile per la clinica tradizionale l’ iscrizione nella palette proposta di profili di personalità gravemente disfunzionali o limitanti, caratterizzati da meccanismi difensivi primitivi e/o traumatismo dell’ attaccamento, risulta, dunque, essenziale. L’elaborazione di studi di validità, ricerche longitudinali e meta-analisi a supporto del modello PDP potrebbe, infine, fornire una base empirica solida per la sua applicazione clinica; il consolidamento del paradigma, attraverso ulteriori evidenze scientifiche, rafforzerebbe la sua robustezza teorica e ne amplierebbe i criteri di applicabilità nella pratica terapeutica.

Puoi scaricare gratuitamente questo articolo cliccando qui

Bibliografia

Caporale R., Battisti V. (2024) “La psicodiagnostica psicodinamica integrata: un modello multidimensionale della personalità”, Mente e Cura, edizione n. 13.
Fonagy P. (2001), Psicoanalisi e teoria dell’ attaccamento. Raffaello Cortina, Milano, 2002
Gallese V. A. (2003) The manifold nature of interpersonal relations: the quest of a common mechanism. Phil. Trans. R. Soc. Lond. B. 358: 517-528.
Gallese V. A. (2007) Before and below “theory of mind”: embodied simulation and the neural correlates of social cognition. Phil. Trans. R. Soc. B., 362: 659-669.
Lago G. (2006) La psicoterapia psicodinamica Integrata. Le basi e il metodo, Alpes, Italia
Lago G. (2016) Compendio di psicoterapia. Per una psicoterapia senza aggettivi. Franco Angeli Editore, Milano 2016
Mucci C. (2017) “Implicit memory, unrepressed unconscious, and trauma theory. The turn of the screw between contemporary psychoanalysis and neuroscience.” In Capraro G., Mucci C. (a cura di), Unrepressed Unconscious, Implicit Memory, and Clinical Work. Karnac Books, London
Mucci C. (2018) Corpi borderline. Regolazione affettiva e clinica dei disturbi di personalità. Tr. it. Raffaello Cortina, Milano, 2020
Schore A. N. (1994) Affect Regulation and the Origin Of the Self. The Neurobiology Of Emotional Development. Erlbaum, Mahwah (NI).
Schore A. N. (2001a) “The effects of secure attachment relationship on right brain development, affect regulation, and infant mental health”. In Infant Mental Health Journal, 22
Schore A. N. (2001b) “The effect of early relational trauma on right brain development, affect regulation, and infant mental health”. In Infant Mental Health Journal, 22, 1-2
Schore A.N. (2003a) La regolazione degli affetti e la riparazione del Sé. Tr. it. Astrolabio, Roma, 2008.
Schore A.N. (2003b) I disturbi del Sé. La disregolazione degli affetti. Tr. it. Astrolabio, Roma, 2008
Schore A. N. (2009) “Attachment trauma and the developing right brain. Origin of pathological
dissociation”. In Nell D. F., O’Neil J. A. (a cura di) Dissociation and the Dissociative Disorders. DSM-V and Beyond. Routledge, New York (NY)
Schore A. N. (2019) Psicoterapia con l’ emisfero destro. Tr. it. Raffaello Cortina Editore, Milano, 2022
Siegel, D. J., & PDP Group. (2024). Personality and Wholeness in Therapy: Integrating 9 Patterns of Developmental Pathways in Clinical Practice, W. W. Norton & Company tr. it Personalità e benessere: Una terapia per scoprire se stessi attraverso 9 modelli di percorsi evolutivi. Raffaello Cortina Editore (2025)